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Bilinguismo infantile: 6 motivi per farlo da non madrelingua

di Federica

Crescere bambini nel bilinguismo non nativo è un grandissimo dono, legato a tanti vantaggi di varia natura (cognitiva, culturale, linguistica). Non è un caso che oggigiorno sempre più genitori decidono di approcciare un percorso di bilinguismo infantile da non madrelingua, come abbiamo deciso di fare noi, famiglia italiana in Italia a tutti gli effetti bilingue perché io parlo tedesco da non madrelingua con i nostri bimbi.

Le motivazioni per avvicinarsi ad un percorso di bilinguismo non nativo possono essere tante e diverse. In questo articolo ho provato a riassumere i 6 motivi principali per cui esporre i bambini a lingue aggiuntive in età precoce è un regalo prezioso per tutta la famiglia, e per i quali, di riflesso, non farlo sarebbe un grande peccato. Anche se i genitori non sono madrelingua.

Bilinguismo infantile

Crescere figli bilingue: i bimbi sono “spugne”

I bambini imparano ad una velocità incredibile da ogni ambiente che li circonda. Lo sviluppo del linguaggio è innato nel bambino, a prescindere da quante siano le lingue a cui è esposto. Non esiste un limite di lingue che un bambino può acquisire; è piuttosto la qualità e la quantità degli stimoli che riceve per ciascuna lingua a determinare il tipo di acquisizione che ne sussegue.

 “Quante lingue può imparare un bambino? Tante quante avrai il tempo di insegnargli dedicandogli del tempo
(Jim Rohn).

Sfruttando l’apprendimento naturale delle lingue, il bilinguismo in età precoce funziona anche con genitori non madrelingua che desiderano crescere bambini bilingue. Prima si comincia ad esporre i bimbi a lingue aggiuntive, maggiori saranno i risultati in termini di acquisizione naturale e spontanea di una o più lingue. Nel bilinguismo infantile si distinguono tre fasi in base all’età di esposizione alle lingue. Nello specifico, si parla di bilinguismo simultaneo quando il bambino riceve l’esposizione nei primi 12 mesi di vita; bilinguismo consecutivo precoce quando l’esposizione avviene tra 1 e 4 anni, e bilinguismo consecutivo tardivo quando l’esposizione avviene tra i 4 e gli 8 anni (“Il cervello bilingue”; Garraffa, Sorace, Vender).

Crescere bambini bilingue per viaggiare 

Ogni lingua è espressione della visione del mondo che una determinata cultura porta con sé. Uno dei modi migliori per scoprire una cultura diversa dalla nostra è conoscerne la lingua. Parlare più lingue vuol dire mettersi in viaggio verso una cultura nuova, venire a contatto più profondamente con stili di vita, usanze, tradizioni, visioni, in maniera più autentica.

Noi siamo una famiglia che ha fatto del viaggiare con i propri bimbi la propria missione e siamo convinti che viaggiare sia una delle migliori scuole di vita. Parlare più lingue è un modo per viaggiare e conoscere prospettive nuove e comprendere che il nostro modo di vedere non è universale, ma solo uno dei tanti possibili. Entrambe le azioni, viaggiare e parlare un’altra lingua, sono atti di coraggio, che ci consentono di lasciare i panni della nostra realtà e di indossarne di nuovi, sviluppando quindi empatia e una visione più accogliente della diversità.

Il bilinguismo (anche infantile, certo) favorisce lo sviluppo di una “maggiore e più precoce consapevolezza che altre persone hanno una prospettiva diversa dalla propria” (“Il cervello bilingue”; Garraffa, Sorace, Vender).

Un percorso di bilinguismo infantile, anche da non madrelingua, ci permette di viaggiare con i nostri bimbi e di metterci più consapevolmente “nei panni degli altri”.

Sviluppare una cultura mentale accogliente

Essere bi- o plurilingue vuol dire avere i piedi in più di una cultura. Contribuisce a diffondere l’idea che la mia cultura non rappresenta un insieme di valori universali, e aiuta quindi a relativizzarne il punto di vista. Pensiamo ad un bambino che cresce bilingue, e quindi consapevole che ad uno stesso significato corrispondono diversi termini (a un significato più significanti). Se non è questo un bellissimo modo di scoprire quanta diversità c’è nel mondo! Il bilinguismo ha il potere meraviglioso di contribuire a sviluppare maggiore accoglienza nei confronti della prospettiva altrui, e intraprendere un percorso di bilinguismo infantile anche da genitore non madrelingua rimescola le carte in tavola di che cosa è straniero. Se io parlo tedesco con i miei figli, potrà mai il tedesco essere una lingua straniera per loro? Credo proprio di no!

Empatia, consapevolezza e sensibilità sono, a mio parere, i concetti basilari per cui vale la pena affrontare un percorso di bilinguismo infantile, anche da genitore non madrelingua.

Bi- e multilinguismo per un’identità plurale e dinamica

Essere bi- o multilingui è la dimostrazione che nessun essere umano è una e una sola identità. Si stima che più della metà della popolazione mondiale sia bi- o multilingue. Esporre i bambini a più di una lingua sin da piccoli permette di crescere con un’identità plurale e dinamica. A questo proposito mi piace ricordare l’affermazione di mio figlio che a 3 anni mi ha detto “mamma, tu sei tedesca“. No, non sono tedesca, ma parlare più di una lingua mi aiuta a sentirmi più vicina alla sua cultura. E sebbene il mio sangue parli sono italiano, posso dirvi che mi sento una persona dall’identità dinamica e non legata ai “cassetti” della burocrazia. Con il nostro percorso di crescita bilingue auguro quindi anche i nostri bimbi di sentirsi parte di qualcosa di più grande, che vada oltre la dicitura del loro passaporto.

Se parlare più lingue fa parte del genitore perché non farlo con i bimbi?

Un’ulteriore motivazione che mi dà motivazione nel crescere bambini bilingue è la mia passione per le lingue. Studiare e parlare lingue diverse è qualcosa che da sempre fa parte di me. Se sapessi suonare uno strumento musicale i miei figli mi vedrebbero fare questo. Quello che amo fare, invece, è proprio questo: muovermi da una lingua all’altra, esplorare quello che c’è dietro, e parlare con i nostri figli una lingua aggiuntiva è un pezzo di me in dono a loro.

Crescere bambini bilingue

La scuola purtroppo non basta

Le lingue sono vive e servono a far dialogare culture diverse, e diciamoci la verità, il sistema scolastico purtroppo difficilmente permette di raggiungere questo obiettivo, se non con grande fatica. Personalmente non amo una scuola dove i bimbi approcciano l’inglese in prima elementare e dove altre lingue arrivino solo alle scuole medie (questo riferito al contesto in cui viviamo noi). Attendere il ruolo della scuola per trasmettere ai ragazzi di domani l’esistenza di lingue e culture diverse dalla nostra è un peccato, se noi come genitori possiamo fare qualcosa. Abbiamo deciso di intraprendere questo percorso di bilinguismo non madrelingua proprio per trasmettere quanto prima ai nostri bimbi la consapevolezza che nel mondo esistono lingue diverse e che esse servono per esprimere bisogni comunicativi, non certo come materia scolastica fatta di regole grammaticali da imparare a memoria.

Credo che queste siano le motivazioni principali per cui vale la pena, anche da genitore non madrelingua, intraprendere il fantastico viaggio nel bilinguismo infantile in età precoce. Un viaggio che porta con sé grandi soddisfazioni e dimostra quanto i bambini siano una grande risorsa.

Altri articoli su come crescere bambini bilingue e bilinguismo non nativo: 

Crescere bambini bilingue: emozioni e identità

Bilinguismo infantile non nativo: come superare i timori iniziali

 

Fonte immagine: Mammemarchigiane.it

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1 comment

Bilinguismo non nativo: come superare il blocco di parlare una lingua non madre in un contesto monolingue - Viaggiatorisicresce 13 Marzo 2022 - 10:35

[…] ci hanno spinto ad introdurre a casa una lingua aggiuntiva con i nostri figli, ho già parlato in questo articolo. In questo nuovo blog post voglio parlare dei “cassetti mentali” che all’inizio di […]

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