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Come crescere bambini bilingue, 3 metodi fondamentali

di Federica

Quando ho approcciato il tema del bilinguismo non nativo, e ho maturato l’idea di provare a crescere nostro figlio con una lingua aggiuntiva, da non madrelingua, tra le varie difficoltà iniziali c’è stata quella di capire come farlo, quale metodo usare per (cercare di) crescere bambini bilingue da genitore non madrelingua. Ho fatto quindi delle ricerche, letto molto, mi sono confrontata con esperti del settore e ho scoperto che esistono diversi metodi per crescere bambini bilingue, e che questi possono essere applicati anche se non si è madrelingua. In questo articolo vediamo insieme quali sono i principali 3 metodi per crescere bambini bilingue, anche se si è genitori non madrelingua. Nella seconda parte vi descrivo il mio metodo attuale nell’esporre i nostri bimbi a due lingue aggiuntive, tedesco e greco, pur non essendo madrelingua nelle due.

Come crescere bambini bilingue, 3 metodi fondamentali

OPOL, one parent one language

Uno dei metodi più noti per crescere bambini bilingue è OPOL (one parent, one language), ovvero un genitore una lingua. Con questo si intende che ogni genitore parla al bambino la propria lingua target, ciò accade principalmente quando i genitori sono di due madrelingue diverse.

MLHA (minority language at home)

Il metodo MLHA viene principalmente usato nei casi di genitori con la stessa lingua d’origine che vivono all’estero. La lingua minoritaria viene parlata in casa, mentre nel contesto sociale al di fuori della vita domestica si parla la lingua maggioritaria. Solitamente è il caso di due genitori con la stessa madrelingua, che parlano la loro lingua al bambino (es. due genitori italiani in Inghilterra parlano italiano in casa, mentre la lingua della comunità è inglese). Eppure, questo metodo viene spesso usato anche da genitori di madrelingue diverse, dove uno dei due supporta la lingua minoritaria, parlandola in casa con i bambini anche se in quella lingua non è madrelingua (es. madre italiana, padre inglese, la famiglia vive in Inghilterra, il papà parla italiano in casa).

Time and Place

Con la strategia del Time and Place la lingua minoritaria viene offerta in momenti e contesti specifici. Ad esempio, viene utilizzata nel momento della routine serale, in una giornata specifica, solo a casa dei nonni, al parco giochi, eccetera. Vuol dire che i momenti di esposizione alla lingua target sono contesti specifici che facilitano la loro associazione alla lingua stessa. Questo metodo è quello che si trova molto spesso nei casi in cui a crescere bambini bilingue sono genitori non madrelingua.

Bambini bilingue con genitore non madrelingua

Bilinguismo non nativo, quale metodo usare? 

Innanzitutto c’è da dire che i metodi descritti sopra non sono metodi universali. La strategia e il metodo da utilizzare durante un percorso di bilinguismo (non nativo e nativo) sono soggettivi e cuciti addosso alla situazione specifica della famiglia o del genitore che trasmette la lingua. In generale, per crescere bambini bilingue è importante darsi degli obiettivi a lungo termine, perché solo così sappiamo cosa fare, come e quando. Chiaramente, avere un metodo è fondamentale per mantenere il focus sulla lingua, essere costanti e non farsi sopraffare dalla difficoltà del percorso.

In base alla mia esperienza di mamma italiana in Italia che cresce i propri figli esposti al tedesco e neogreco, vi racconto che pensare di fare OPOL non è impensabile per un genitore non nativo. Anzi, al momento è il metodo che io utilizzo con i miei bimbi ad un buon 90%. Chiaramente la scelta di fare OPOL dipende dal livello linguistico e da come ci si sente quando si parla la lingua non madre con i bambini. Se ci si sente a proprio agio, OPOL è un metodo da non escludere per crescere bambini bilingue da non madrelingua. Io ho deciso di ricorrere a questo metodo per il tedesco per espandere quanto più possibile la lingua target, che se non offerta da me, sarebbe praticamente assente. Sono partita inizialmente dal Time and Place ma col tempo mi sono accorta che era troppo limitante per il nostro caso e le mie conoscenze linguistiche, dopo tante riflessioni sono riuscita a passare a OPOL nella quasi totalità della comunicazione con i miei figli. Il che non vuol dire che ho soffocato la mia parte italiana, ma che ho raggiunto un mindset grazie al quale riesco a tenere la lingua target tedesca sempre presente in casa, e a non circoscriverla a momenti specifici. Come sono arrivata a questo? Riflettendo sull’obiettivo a lungo termine che ho con il tedesco, sulle mie capacità linguistiche e contando sul supporto dell’altro genitore. Chiaramente non essendo madrelingua tedesca ho dei limiti, quindi il mio OPOL non è al 100%. Ma è ovvio che sia così.

Che cosa voglio dire con questo? Che parlare una lingua non madre con i propri figli, vivere la relazione nella lingua target, anche se non è la lingua nativa, è possibile. Molti esperti del settore sconsigliano questa scelta, ma io credo fortemente che la quantità di input nella lingua target faccia la differenza. Se si ha voglia, se ci si sente bene nel parlare la lingua non nativa nella maggior parte delle situazioni vissute con i propri figli, non credo sia deleterio per la relazione. Ricordiamoci che la relazione veicola la trasmissione della lingua, e non il contrario.

Parlo per esperienza di mamma che tende a parlare quasi sempre una lingua non madre con i propri bambini: se c’è motivazione, passione e competenza linguistica, non c’è ragione di pensare che sia sbagliato. D’altro canto, però, non sono neanche drastica, spesso sento la necessità di esprimermi in italiano con i miei bimbi e lo faccio senza problemi. In tutto questo, ve lo dico con il cuore, non mi sento affatto di togliere qualcosa alla mia identità.

Come gestisco la nostra seconda lingua non nativa, il greco? Per il greco ho scelto consapevolmente di adottare Time and Place, dove la lingua passa attraverso semplici momenti di lettura (io stessa non ho mai amato leggere in greco, quindi il livello é semplice per i bimbi, ma anche per me), canzoncine, oppure tramite un peluche di nome Giannis. Non parlo direttamente greco con i bimbi, ma mi avvalgo di aiuti esterni e sono soddisfatta di aver raggiunto questo compromesso. Ciò deriva anche dal mio livello di conoscenza in greco, palesemente più basso rispetto al tedesco, e dal mio obiettivo a lungo termine con questa lingua. Ciò nonostante, a 4 anni mio figlio ha sviluppato interesse per le lettere greche, ne distingue alcune associandole ai fonemi, ed è una lingua che lo incuriosisce molto.

Consigli per crescere bambini bilingue da genitore non madrelingua

Crescere bambini bilingue da non madrelingua è un lavoro, una montagna russa che mette in gioco molte componenti. Se anche voi siete genitori italiani in Italia e desiderate non precludervi la possibilità di crescere bambini esposti a più lingue sin da piccoli, qui trovate uno spazio virtuale di condivisione che nasce dalla mia esperienza di mamma italiana in Italia, che vuole sostenere il bilinguismo non nativo in età infantile come stile educativo.

Se ancora non lo fate, seguiteci su Instagram dove condivido momenti quotidiani della nostra vita multilingue con il tedesco e il greco, modalità, sfide e vittorie.

Se vi va di confrontarci scrivetemi nei commenti i vostri dubbi e perplessità nel crescere bambini bilingue da non madrelingua. Nel frattempo, non perdetevi questi articoli con le mie ultime riflessioni:

Crescere bambini bilingue: 8 strumenti guida per genitori non madrelingua

Crescere bambini bilingue: emozioni e identità

Bilinguismo infantile, 6 motivi per farlo da non madrelingua

Crescere bambini bilingue da non madrelingua, il legame è meno autentico?

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2 comments

Silvia The Food Traveler 2 Agosto 2023 - 16:16

Secoli fa ho scritto la mia tesi di laurea proprio su questo tema, in particolare con un case study di un bambino nato in Italia da mamma (madrelingua) inglese e papà italiano. Nei tanti volumi studiati, avevo letto anche di situazioni simili alla vostra, che mi avevano incuriosito molto. Immagino le difficoltà, soprattutto legate al fatto di riuscire a perseverare nella lingua target nonostante le difficoltà, e ti devo fare i complimenti. Tuo figlio sicuramente avrà una ricchezza in più di tanti altri, sia linguistica che culturale.

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Federica 2 Agosto 2023 - 23:33

Ti ringrazio molto Silvia, ammetto che è un lavoro molto impegnativo, soprattutto perché vivendo in un contesto monolingue mancano quasi sempre i momenti di confronto, non tanto linguistici, ma proprio di mindset e approccio, ma porta i suoi frutti e sono sicura che verrà ampiamente ripagato (succede già comunque..)

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