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Crescere bambini bilingue: se non madrelingua il legame è meno autentico?

di Federica

Spesso si pensa che crescere bambini bilingue da genitore non madrelingua significhi perdere emozioni e autenticità, perché si rischia di non trasmettere in maniera completa quello che siamo. Una delle principali riflessioni con le quali mi sono confrontata quando ho iniziato a parlare tedesco con mio figlio di 2 anni è stata: “se parlo una lingua diversa dalla mia lingua madre andrà perso qualcosa nel rapporto con mio figlio? Rischio di avere un legame meno profondo?” 

In questo articolo mi rivolgo a genitori che trasmettono una lingua non nativa ai loro bimbi rassicurandoli del fatto che, non solo il legame non sarà meno profondo, ma proprio il legame unico al mondo è il veicolo che rende possibile la trasmissione di una lingua non nativa ai propri bimbi.

Crescere bambini bilingue

La lingua materna

Per madrelingua o lingua madre si intende “la lingua materna, cioè la lingua appresa o parlata dai genitori o antenati; in genere, per chi risiede all’estero, la lingua del Paese d’origine” (Treccani). Personalmente non trovo questa definizione molto completa perché penso che la lingua madre di un individuo, quindi la sua lingua dominante o L1, sia quella del paese dove egli cresce.

Se guardiamo ad una valenza più ampia, la lingua madre è quella che viene acquisita nei primi anni di vita dall’individuo.

Chi cresce monolingue (come nel mio caso) la lingua madre è la lingua con cui si è cresciuti, in cui ci si sente più protetti e si riesce ad esprimere le sensazioni più intime e viscerali. Ma che definizione si dà alla lingua madre per chi cresce esposto a più lingue sin dalla prima infanzia?

La lingua non madre

Mettiamo l’accento sulla lingua non madre perché qui si parla espressamente di crescere bambini bilingue da genitore non madrelingua. Sull’atto consapevole, cioè, di lasciare la propria lingua dominante per trasmettere ai figli una lingua aggiuntiva alla quale altrimenti non avrebbe accesso, o lo avrebbero molto più tardi.

Non vi nascondo che all’inizio del nostro percorso di bilinguismo non madrelingua, ho temuto che passando dall’italiano al tedesco (lingua che io ho imparato da adulta) la mia parte più intima andasse persa nel rapporto con mio figlio (una sorta di lost in translation). Allo stesso tempo, mi sono chiesta se fosse corretto nei suoi confronti utilizzare una lingua in cui le emozioni più profonde non le avrei sapute esprimere come nella mia lingua madre, l’italiano, e quindi se avessi dovuto sentirmi in colpa per questo. Chi cresce monolingue è incastonato in una visione per cui tende alla perfezione linguistica. Eppure, se ci stacchiamo dalla pretesa della perfezione e accettiamo di poter trasmettere una lingua non nativa per quelle che sono le nostre capacità, senza ambire al 100% del livello madrelingua, allora riusciamo convincerci che in un percorso di bilinguismo non madrelingua nulla va perso, bensì arricchito.

Crescere bambini bilingue: il legame oltre la lingua

A ormai due anni dall’inizio del nostro percorso bilingue posso dire con certezza che se c’è un ingrediente che permette di crescere bambini bilingue da non madrelingua, questo è proprio il legame tra genitore e figlio. E mi sono resa conto che la lingua è il mezzo, ma il mezzo non fa il legame. Stiamo parlando del legame più intimo e profondo che possa esistere, quello tra madre e figlio/a. Se temete che il vostro legame sia meno autentico parlando una lingua non madre con i vostri bimbi, vi assicuro che sarà proprio il legame a dare lo stimolo al bambino ad utilizzare la vostra lingua target (anche non nativa). Il nostro percorso ne è un esempio bellissimo. Ho iniziato ad esporre mio figlio al tedesco ai suoi 2 anni, quando cioè era già avvenuta una forte assimilazione dell’italiano (anche se non parlava ancora). A 2 anni e mezzi mio figlio ha cambiato lingua nella comunicazione con me e il tedesco è diventata la lingua attraverso cui si esprime il nostro legame e la nostra quotidianità. Facciamo ormai tutto in tedesco insieme, nonostante entrambi parliamo italiano con papà e il resto del contesto. Io sono l’unica fonte di esposizione al tedesco e ritengo che difficilmente avrebbe fatto il passaggio se non ci fosse stato un profondo legame di amore e di emozioni, come il rapporto con la sua mamma.

La dimensione affettiva è l’ingrediente per cui sono convinta che valga la pena iniziare un percorso di bilinguismo non madrelingua con i propri bimbi. Ricordiamoci che l’amore va ben oltre il codice linguistico, ed è questo a rendere autentica l’esperienza nella lingua aggiuntiva. Prima si inizia e prima ci si può affidare ad un’età, quella della primissima infanzia (0-3 anni), in cui la componente emotiva ha un ruolo centrale nella relazione.

A testimonianza di ciò vi dico anche che io e Diego ci siamo preparati all’arrivo della sorellina leggendo libri in tedesco insieme. All’arrivo della sorellina, io ho continuato a parlare tedesco con lui mentre con Sofia ho iniziato ai suoi 3 mesi. Ho sentito il bisogno di esprimere con lei le mie emozioni più viscerali in italiano, perché sentivo che fosse giusto così. Dopo i suoi 3 mesi il nostro bilinguismo è ormai a tre, e non sento assolutamente di aver privato la piccola di casa di qualcosa di intimo.

Crescere bambini bilingue

Un percorso di bilinguismo da non madrelingua è un grande dono che va oltre la perfezione linguistica. Un atto di amore e di coraggio, che dà ai bimbi la possibilità di porsi domande e di proiettarsi in una prospettiva diversa da quella dominante intorno. Col tempo, potrete sempre attingere a risorse madrelingua ma voi, con il vostro legame unico, state ponendo le basi per qualcosa di grandioso per la loro crescita.

Se vi va, seguiteci anche sui social per scoprire come viviamo la nostra quotidianità di famiglia bilingue italiano-tedesco in Italia.

Altri articoli sul nostro percorso di crescere bambini bilingue da non madrelingua: 

Crescere bambini bilingue: emozioni e identità

Bilinguismo infantile: 6 motivi per farlo da non madrelingua

Crescere bambini bilingue in un contesto non nativo

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3 comments

Katia 13 Febbraio 2022 - 0:32

Grazie per questa testimonianza diretta. Io sono ancora al livello di indecisione, se parlarle l’inglese o il francese… Quindi entrambe, ma sicuramente sbaglio. Allo stesso tempo, vorrei che le imparasse entrambe, ma forse è chiedere troppo.

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Federica 27 Marzo 2022 - 21:03

Ciao Katia, grazie del messaggio.
Io ti consiglio di iniziare con la lingua che ti fa sentire meglio, o che pensi possa essere quella con cui ti è più semplice superare l’empasse iniziale. Non mi focalizzerei inizialmente su quante desideri inserirne, ma più che altro sul cominciare, anche dalle piccole cose. Il momento migliore per farlo è adesso. Puoi iniziare con qualche lettura, se non ti viene di parlare, ma poi vedrai che siccome quelle lingue fanno parte di te, sarà più facile di quanto pensi. E sarà bellissimo. Puoi scegliere tra varie strategie, iniziare con una determinata routine, scegliere un momento della giornata, e poi secondo me il passaggio a parlare quasi sempre è quasi spontaneo. Se vuoi fare le due lingue, ti consiglierei di definire una routine ben distinta nell’una e nell’altra lingua. Eventualmente potresti delegare a qualcun altro nel vostro contesto una delle due lingue. Diciamo che le strategie per un percorso di bilinguismo sono molteplici, e ci sono molti esperti del settore che fanno coaching su come impostare al meglio un percorso di bilinguismo a casa in base a vari fattori. Noi nel nostro caso abbiamo fatto così: io parlo sempre la lingua target (tedesco) dal momento che sono io l’unico stimolo, aumentando così l’esposizione. E al momento stiamo inserendo una terza lingua (attualmente solo tramite la presenza di un pupazzo che non capisce italiano e tedesco :)), per voler poi passare alle prime letture e attività.
Se ascolti la tua motivazione forte, vedrai che ti darà la carica per mandare via le indecisioni e iniziare!
Tienimi aggiornata, mi raccomando! :) e buon bilinguismo!

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Bilinguismo non nativo: emozioni, identità e intimità - Viaggiatorisicresce 24 Aprile 2022 - 10:35

[…] tema delle emozioni sul nostro bilinguismo non nativo l’ho affrontato già in questo articolo. Qui, invece, vorrei andare più a fondo in quelle che sono le prospettive e le visioni che […]

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